Category Archives: Articoli

Siti Internet in Russia per Luna park e spettacoli viaggianti attrezzature. Sito web dedicato per Luna park e spettacoli viaggianti attrezzature in Russia

 

 

Azienda del settore Luna park e spettacoli viaggianti attrezzature?

Fatti conoscere in Russia per vendere tramite un sito dedicato.

Hai una azienda del settore Luna park e spettacoli viaggianti attrezzature e vuoi far conoscere i tuoi prodotti all’estero ?

Presenta la TUA azienda
al mercato Russo tramite Internet.

Possiamo realizzare siti dedicati a prodotti del settore merceologico Luna park e spettacoli viaggianti attrezzature, in Russia ed Est-Europa.

 

Vedi i dettagli per sito web Luna park e spettacoli viaggianti attrezzature in Russo

 

 

 


Riferimenti di attività utili :

  • Website in Russo Luna park e spettacoli viaggianti attrezzature;
  • Web advertising Esteuropa per Luna park e spettacoli viaggianti attrezzature;
  • Sito internet in Russia per Luna park e spettacoli viaggianti attrezzature ;
  • Web advertising Luna park e spettacoli viaggianti attrezzature per in Russia;
  • Ottimizzazioneo internet in Russo per attività di Luna park e spettacoli viaggianti attrezzature;
  • Pubblicità sul web per prodotti Luna park e spettacoli viaggianti attrezzature, portali Russi;

 

 

Russia, Emirati Arabi e Cina: il lusso italiano vola in Asia

“Non puoi farti un’idea di cosa sia la bellezza se non visiti almeno una volta l’Italia”, scriveva Johannes Brahms a Roma nel 1881. Più di cento anni dopo il fascino che il Bel Paese esercitava sul compositore tedesco ha superato i confini geografici dell’Europa e oggi sono i russi, gli arabi e i cinesi i più avidi “consumatori” di made in Italy.

Parlerà infatti le lingue dell’Asia l’export di lusso italiano al 2019. I dati sono della quinta edizione del report “Esportare la Dolce Vita” curato dal Centro Studi Confindustria: quello dei Paesi emergenti è un mercato che nel 2019 conterà almeno 202 milioni di nuovi ricchi pronti a spendere per abiti firmati, arredi dal design ricercato e agroalimentare di altissima qualità più di 16,6 miliardi di euro.

La mappa dell’export di lusso del made in Italy non sarà più legata alla distanza: se oggi i principali mercati-obiettivo delle aziende italiane sono tutti entro un raggio di 1.500 chilometri da Roma, tra cinque anni il commercio verso i paesi emergenti salirà del 40% contro un incremento di “appena” il 23% per quanto riguarda i mercati maturi. Oltre 4,2 miliardi di euro di prodotti finiranno in Russia, 2,5 negli Emirati Arabi Uniti e 1,85 in Cina.

Una storia di successo è quella del Kazakistan, che insieme a Cina e Repubblica Ceca è l’unico Paese con una quota in crescita di import di made in Italy e nel 2019 sarà tra i principali importatori di prodotti BBF, cioè “Belli e Ben Fatti”. Kazakistan e Ucraina sono anche Paesi utilizzati per raggiungere con minori costi doganali la Federazione Russa. Ma è tutto il continente euro-asiatico, dall’Europa dell’Est all’Estremo Oriente, dove si giocheranno le opportunità di crescita delle aziende italiane.

La Russia è oggi e continuerà ad essere in futuro il primo mercato per l’export di lusso italiano. Quasi 1,73 miliardi di euro la spesa nel 2019 per le firme dell’alta moda italiana, cui si aggiungeranno più di 400 milioni per il settore alimentare e 1,15 miliardi per il design d’arredamento. Formaggi, vini e altri prodotti made in Italy conquisteranno anche i mercati polacco (283 milioni di flusso) e cinese (240 milioni), mentre per i gioielli i primi “consumatori” saranno gli Emirati Arabi. Verso la Russia anche 892 milioni di euro in calzature e più di 103 milioni di export per il comparto dell’occhialeria in Cina. L’occhialeria BBF italiana è anche l’unico ambito in cui tra i mercati più interessanti compare il Sudamerica, con circa 100 milioni di export previsto nel 2019 verso il Brasile.

Tradizione artigianale, cura dei dettagli, qualità delle materie prime: il bello dell’Italia si conferma forse la principale leva di sviluppo per la crescita e la competitività delle nostre imprese. L’Asia assorbirà la quota più alta di export e sarà anche l’area geograficamente più dinamica ma è la Russia il vero bacino di potenziali consumatori: un territorio di 144 milioni di abitanti e vasto oltre 17 milioni di chilometri quadrati con il sogno dell’Europa e, soprattutto, dell’Italia.

Fonte : wired.it

 

Anti secessionisti di comodo

«Inaccettabile», «illegittima», «sovranità violata». Le accuse si sprecano. L’indipendenza della Crimea è un boccone indigeribile non solo per l’America ma anche per molti Paesi europei.
Eppure è sempre stato l’Occidente a propugnare l’autodeterminazione dei popoli, a sostenere con forza che devono scegliersi il proprio futuro. E la storia recente ne è testimone. Vogliamo parlare dell’ex Jugoslavia? Slovenia, Croazia e Bosnia, dopo i referendum del 1991-92, proclamarono quell’indipendenza che sfociò nel sanguinoso conflitto dei Balcani. Ma Stati Uniti ed Europa non ebbero esitazioni: furono i primi a riconoscere i nuovi Stati alla faccia della sovranità e dell’integrità territoriale. Fu un errore? Crediamo di no. E che dire del Kosovo? Nel 1999 fu teatro di una guerra per staccarla da Belgrado. Le bombe della Nato servirono a piegare Slobodan Milosevic e a soddisfare le rivendicazioni albanesi sulla regione.
Il presidente Obama, nel proclamare la sua forte opposizione all’indipendenza della Crimea, ha affermato che questi non sono gli anni per ridisegnare i confini europei. Eppure l’America è stata protagonista proprio in questi anni nel cambiare le carte geografiche. Il Kosovo non si è per caso autoproclamato indipendente nel 2008? E non è stata Washington, assieme a tante altre capitali europee, a riconoscere subito uno Stato nato dal nulla? Certo, Mosca, che oggi appoggia la Crimea, non ha mai riconosciuto il Kosovo. Ma la questione ucraina è molto più complessa. Non condividiamo chi oggi parla di complotto americano contro la Russia. Gli interrogativi però sono tanti. E, come hanno già ricordato molti analisti in questi giorni, a partire da Marco Politi, pare che sia stata dimenticata la partita a scacchi che Usa e Urss giocarono subito dopo la caduta del Muro. Alla Casa Bianca c’era Bush senior, il quale con grande responsabilità garantì a Mosca che l’America non avrebbe «ballato sul muro di Berlino». Di fatto, era un accordo non scritto con cui l’Occidente si impegnava a non spostare a est le sue frontiere. L’obiettivo era chiaro: mantenere l’equilibrio in Europa. Ormai il comunismo era sconfitto, quindi non c’era motivo di destabilizzare la Russia. La disgregazione sovietica e la debolezza di Mosca permisero in seguito alla Nato e all’Ue di inglobare molti Paesi dell’ex Patto di Varsavia, spostando sempre più i confini a oriente. Così la violazione di quel tacito accordo è anche uno dei motivi dello scontro diplomatico di questi giorni.
Gli interessi strategici e geopolitici di Mosca e Washington sono come sempre divergenti e la Russia è tornata a essere un competitor degli Usa. Ma ciò non legittima a usare due pesi e due misure quando si tratta di tutelare i propri interessi, come ora sta facendo Obama con l’Ucraina. La domanda nasce spontanea: è più illegittima l’indipendenza della Crimea o quella della Slovenia, Croazia, Bosnia, Kosovo? E perché il referendum indetto da Sebastopoli è inaccettabile mentre quello scozzese sì? Conosciamo la risposta. È il solito vizietto dei finti buonisti che salmodiano il mantra: in Ucraina c’era un regime illiberale, perseguitava l’opposizione, Putin era complice. Allora, è bene ricordare che a Kiev c’è stato un golpe ed è stato deposto un presidente eletto, Viktor Yanukovich. Poco democratico, repressivo quanto volete, ma pur sempre uscito dalle urne. Cosa che non accade neppure in Italia: gli ultimi tre premier (Monti, Letta e Renzi) infatti sono caduti dall’alto e non sono espressione della volontà popolare.
Ebbene, dopo settimane di tensione e scontri in piazza a Kiev, lo scorso 21 febbraio, il presidente ucraino ha firmato un accordo con le opposizioni per mettere fine al caos. L’intesa, sottoscritta anche dai ministri degli Esteri di Francia, Germania e Polonia, prevedeva un processo di riforma costituzionale, un referendum e la formazione di un governo di unità nazionale fino al voto. Il giorno dopo, invece, hanno dato l’assalto al palazzo presidenziale e in piazza Maidan c’era chi sparava sia sulle forze di sicurezza sia sui manifestanti. Poi la crisi internazionale e i piani d’intervento occidentali per sostenere chi è andato al potere con un golpe. L’obiettivo, legittimo per carità, è spingere l’Ucraina nell’Alleanza Atlantica. Ma per Mosca è inaccettabile. È come se l’Italia o la Germania voltassero le spalle alla Nato e si alleassero con la Russia: la Casa Bianca non farebbe finta di niente.

Fonte : IlGiornale.it

Ucraina “liberata” ? Molti dubbi, molta ipocrisia.

Nessuno può saperlo con certezza. E’ tuttavia possibile che, qualora s’insediasse un governo dei rivoltosi, l’ambizione sia quella di un radioso futuro di associazione con l’Unione Europea, con il gaudio di qualche governo occidentale.

Non ci è dato sapere chi e come, in quel caso, pagherà i debiti e risanerà la malandata economia del Paese. Ma non importa! In cuor nostro, possiamo facilmente immaginare che, miracolosamente, tutti i cittadini ucraini diventeranno ricchissimi, la disoccupazione scomparirà e l’orso russo sarà gloriosamente cacciato con il suo gas, il suo petrolio e le sue umilianti offerte di aiuto economico.

Anche se non c’e’ certezza del futuro, le premesse sono fantastiche.

Purtroppo, a volte, la mia comprensione delle procedure politiche si dimostra molto limitata e, pur partecipando alla gioia collettiva, come d’obbligo, mi sorgono domande cui non riesco a dare una risposta. Le riporto qui di seguito, sperando che qualcuno mi illumini e mi aiuti a meglio capire, affinché possa farne tesoro per future evenienze.

Domanda n. 1: Negli ormai lontani anni di scuola, un mio vecchio professore mi spiegò che “democrazia” significa governo del popolo che si realizza attraverso elezioni dall’esito delle quali una maggioranza assume la guida del Paese mentre la minoranza può fare pubblica opposizione dentro il Parlamento. Quel professore, certamente legato a schemi vecchi e superati, aggiungeva che il bene della democrazia, rispetto ad altre forme di governo, stava nel fatto che, tramite la libera manifestazione del voto e delle idee, si razionalizzavano i naturali conflitti all’interno di una società consentendo il possibile ricambio dei governanti senza dover ricorrere a violenze di alcun genere. Se così è, come mai le democrazie occidentali, maestre nell’insegnare quel sistema al mondo, hanno plaudito e, probabilmente, anche aiutato manifestazioni violente contro un Governo regolarmente eletto e voluto dalla maggioranza della popolazione ucraina?

Domanda n. 2: Se a Londra, Berlino, Washington, Parigi, etc. qualche migliaio di manifestanti avesse occupato le vie principali, erette barricate, impedito la libera circolazione, distrutto beni pubblici, lanciato molotov contro le forze dell’ordine, sequestrati e uccisi agenti di polizia, preteso con la forza le dimissioni del Primo Ministro e del Presidente democraticamente eletti, ecco, se tutto questo fosse successo nella patria delle moderne democrazie, come si sarebbero comportate le locali polizie? Sarebbero rimaste a guardare gli eventi dalle finestre dello loro caserme? E il governo avrebbe ascoltato quella folla, pur sapendola minoritaria, dimettendosi immediatamente?

Domanda n. 3: Se è vero, com’è vero, che USAID, ente governativo americano, ha svolto un sondaggio in Ucraina dal quale si evince che solo il 40% della popolazione desidera una qualche forma di collaborazione con l’Unione Europea a spese dell’alternativa collaborazione con la Russia, perché alcuni ministri europei insistono nell’affermare che l’unico, vero, sano destino del popolo ucraino è di diventare parte dell’Europa? Forse a Varsavia, Riga, Bruxelles si conosce meglio degli stessi interessati quale sia il bene dell’Ucraina? E’ possibile estendere, indefinitamente nel tempo e nello spazio, questo saggio “tutoraggio”? Possiamo, in altre parole, chiedere gentilmente che ugual metodo si applichi anche ad altri Paesi?

Domanda n. 4: Secondo il concetto della “divisione dei poteri” suggerito fin dal lontano 1700 da un tale Montesqieu, il potere legislativo non dovrebbe intervenire su decisioni assunte nel rispetto delle leggi da magistrati attraverso un regolare processo. Per quale interpretazione le nostre “democrazie” plaudono alla decisione di un Parlamento sotto ricatto della violenza di liberare una persona, colpevole fino a prova contraria, e di nominare Presidente ad interim il suo braccio destro?

Domanda n. 5: E’ normale e democratico che un Parlamento abbia il potere, sempre sotto la violenza della piazza, di destituire un Presidente eletto dai cittadini con voto diretto?

Domanda n. 6: E’ normale regola, nelle relazioni diplomatiche internazionali, che l’annuncio di modifiche costituzionali di un Paese e la decisione di elezioni anticipate non sia annunciata dalle locali autorità, ma dal ministro degli esteri di altro Stato? Poiché, nel caso in questione si trattava del ministro polacco, intende la Polonia giocare, a Kiev, anche nel futuro un ruolo vicario di governo, qualunque esso sia?

Domanda n. 7: Poiché il parlamento ucraino, sempre “incoraggiato” da volonterosi nerboruti, sembra aver deciso che si terranno nuove elezioni presidenziali il 25 Maggio, saranno forse dei “democratici” europei e americani a garantire il pacifico e sereno svolgersi di quelle elezioni? Considerata la situazione e il metodo con cui si è arrivati a questa decisione, quale spazio di manovra sarà garantito a possibili candidati che potrebbero candidarsi per partiti che non abbiano apprezzato quanto successo in piazza Maidan? E se, soprattutto, questi candidati dovessero, malauguratamente, vincere di nuovo le elezioni, potremo invocare la frode elettorale e, magari, erigere nuove barricate sulle piazze?

Domanda n. 8: Saremo autorizzati, noi “democratici occidentali”, a mandare anche altrove qualche finanziamento e qualche ex-ministro in trasferta qualora i governi locali di quel Paese non dovessero dimostraci la simpatia e l’acquiescenza che, giustamente, pretendiamo?

Avrei anche qualche altra domanda da aggiungere ma, per ora, mi fermo qui. Spero proprio che qualche nuovo Solone, più “moderno” del mio vecchio professore, mi aiuti e faccia capire, a me e ad altri, come si debba veramente declinare la parola “democrazia” e magari anche quella di “sovranità nazionale”.

Fonte :
Mario Sommossa,
La voce della Russia

 

A Bologna il primo master in Europa in business Italia-Russia

“La vera innovazione della nostra economia consiste nel far esplodere i rapporti commerciali italo-russi: gli scambi tra i due Paesi nei primi 11 mesi del 2013 sono cresciuti dell’8,4% e si tratta di un record tra i mercati top ten dell’interscambio con l’Italia, in un anno in cui il valore dell’interscambio con i suoi partner storici è calato sensibilmente. Ma i margini di crescita sono ancora maggiori”. Lo ha detto oggi a Bologna il presidente di Banca Intesa Russia e dell’Associazione Conoscere Eurasia, Antonio Fallico, nel corso della presentazione del primo Master in Europa dedicato relazioni internazionali d’impresa italo-russe e realizzato dall’Università di Bologna in collaborazione con Banca Intesa Russia e Carisbo, banche appartenenti al Gruppo Intesa Sanpaolo.

“In un anno difficile – ha proseguito Fallico – i rapporti tra i due Paesi hanno vissuto un momento felice: siamo riusciti a far crescere il nostro export in Russia di quasi il 9%, si tratta di un valore di quasi 7 volte superiore rispetto alla media di esportazioni nei Paesi extra Ue che ci permette di superare per la prima volta la soglia dei 10mld di euro. Le nostre imprese, e quelle russe, stanno capendo che gli scambi bilaterali offrono sbocchi alternativi a quelli storici rappresentati da risorse energetiche e meccanica pesante, ma c’è ancora molto da lavorare, se si pensa che il made in Italy alimentare vale in Russia appena 750mln di euro – meno della Francia ma anche della Germania – a fronte di importazioni dalla Federazione per 40mld di euro”. Per il presidente di Banca Intesa Russia: “Made in Italy, turismo (1,3mld la spesa dei russi in Italia lo scorso anno), agroalimentare, alta tecnologia, grandi opere sono le parole chiave su cui lavorare: in Russia hanno previsto una quota di 1,75mln di posti di lavoro per professionisti provenienti dall’estero e dimostrano grande interesse nei confronti del know how italiano. Per questo, ha concluso Fallico, è importante il ruolo delle università per specializzare i futuri professionisti delle relazioni italo-russe, occorre studiare quello che non è solo un mercato ma soprattutto è un Paese strategico”.

Per Emanuele Menegatti, direttore del master in Relazioni internazionali d’impresa Italia-Russia: “L’iniziativa dell’Università di Bologna colma una lacuna nel panorama italiano dell’alta formazione post lauream che, ad oggi, non contemplava una risposta formativa adeguata e specializzata per il mercato russo. Questo primo master ci consente di dare delle risposte concrete alla domanda di internazionalizzazione delle aziende italiane, inserendo profili qualificati nel mercato del lavoro in grado realizzare gli obiettivi delle imprese attive in Russia”.

All’evento di presentazione del primo MBA in relazioni internazionali di impresa Italia-Russia era presente anche Sergey Razov, Ambasciatore della Federazione Russa in Italia.

Fonte : La Voce Della Russia / Agenzia Intercom

Le Olimpiadi 2014 in Russia hanno già un record

Le Olimpiadi 2014 stanno appena iniziando ma vi è già un record. I giochi hanno avuto un supporto senza precedenti da parte degli sponsor, partner marketing, licenziatari e fornitori. Il valore totale dei contratti stretti è pari a circa un miliardo e mezzo di dollari. È il risultato più alto che sia mai stato registrato nella storia di tutti i Giochi Olimpici.

Sochi sta accogliendo le prime squadre nazionali olimpiche. Nei villaggi olimpici di Pribrezhnaya e di Gornaya sono iniziate le cerimonie di benvenuto riservate a tutte le delegazioni partecipanti. Agli atleti ed ospiti onorari si regala il souvenir principale degli attuali Giochi: guanti a maglia olimpici e la matreshka, uno dei simboli della Russia. In totale i partecipanti e gli ospiti dei Giochi invernali riceveranno circa cinque mila souvenir di vario tipo con la simbolica olimpica: da abiti sportivi a monete, francobolli, peluche e anche accessori per i pupilli domestici. Secondo gli esperti, il programma di marketing porterà alle Olimpiadi più di 500 milioni di dollari. I peluche-mascotte dei Giochi hanno già battuto il record di vendita: ne sono già state vendute più di tre milioni e mezzo di unità. In totale il Comitato organizzatore delle Olimpiadi ha firmato contratti di marketing con decine di corporazioni internazionali – partner del Comitato Olimpico Internazionale, nonché con otto partner nazionali. Nikolaj Dolgopolov, vice direttore del quotidiano “Rossijskaya gazeta”, spiega l’attuale interesse esplosivo dei partner russi e stranieri con le caratteristiche di eccezionalità assoluta delle Olimpiadi di Sochi:

È la prima Olimpiade ad essere ambientata in un’area geografica assolutamente sui generis: in basso c’è il mare, in alto – fa freddo, la temperatura dell’aria è di meno dieci gradi centigradi. Il primo esperimento al mondo ad ospitare giochi olimpici invernali in ambiente subtropicale, naturalmente, attrae gli advertiser. C’è anche un altro aspetto. Se in precedenza ai Giochi olimpici invernali hanno partecipato gli atleti provenienti per lo più dai paesi settentrionali, negli ultimi tempi vi risulta essere coinvolto un numero sempre maggiore di sportivi di tutti i continenti. Per esempio, agli attuali Giochi partecipano africani, brasiliani e filippini. Anche ciò attrae gli advertiser che hanno la possibilità di far conoscere i loro prodotti e brand agli ospiti delle Olimpiadi provenienti da tutte le parti del mondo.

Stanno battendo i record anche i contratti di diffusione pubblicitaria che le compagnie televisive mondiali hanno stretto per il periodo di trasmissione tv dei Giochi Olimpici di Sochi. Una delle maggiori – la NBC americana per il momento ha concluso contratti di pubblicità per 800 milioni di dollari, battendo il precedente record mondiale dei Giochi olimpici invernali Vancouver -2010. Il coinvolgimento delle Società in un’ampia manifestazione come la Olimpiade ha un positivo effetto di immagine a lungo termine,- dicono gli esperti. I partner di Sochi-2014 hanno avuto delle possibilità supplementari per lo sviluppo dell’impresa,- ha detto il merceologo sportivo Andrey Malyghin:

I Giochi olimpici, sicuramente, sono il brand N 1 in sport, in questo senso è logico che le grosse Società stanno realizzando la possibilità di imporsi con determinazione ancora una volta al grande pubblico. I giochi sono un buon motivo per avviare più stretti contatti con i propri clienti. Per esempio, la Sberbank sta svolgendo la sua campagna in modo molto efficace: ha realizzato un gran numero di prodotti pubblicitari.

È da notare che un record olimpico è stato stabilito anche dal programma sportivo dei Giochi di Sochi, sia per numero totale di gare, che per numero di gare di tipo nuovo. Di conseguenza se ne contano in totale 98. Ossia 12 in più rispetto ai precedenti giochi olimpici di Vancouver-2010.

Fonte : La voce della Russia

Web Tax. Alcune altre considerazioni

E’ una legge ridicola che merita solo tale reazione dato che voglio davvero credere e sperare che alla fine non passerà!Aggiungerei uno spunto di riflessione su quanto questa legge possa penalizzare le imprese Italiane e gli individui tutti piuttosto che i BIG.

Comprare software o servizi da una piccola società USA diventerà quindi illegale?

E se la mia azienda per prosperare avesse bisogno proprio di quel software o servizio prodotto SOLO da una piccola società USA che mai e poi mai aprirà IVA in Italia? Niente, dovrò accontentarmi di quanto offerto dal “futuristico mercato italiano”

Questo vuol dire chiudersi in una campana di vetro e morire affunicati dai fumi velenosi della fabbrica burocratica italia e del sistema clientelistico italiano, storicamente restio alla concorrenza e all’offrire innovazione.

Se questa legge passa conviene scappare in massa!

Servirebbe l’esatto contrario: Imitare l’Irlanda, ridurre il prelievo fiscale e la burocrazia fiscale ad uno standard competitivo con gli stati europei, e a quel punto si che potresti attirare -e non obbligare – Google a versare la sua quota Italiana qui e al contempo provare ridurre le tasse per tutti con i proventi in più ricavati dalla manovra, piuttosto che papparseli.

 

Di Stefano Gargiulo

https://www.facebook.com/stefano.gargiulo

Da : Wired.it

Web Tax. Una idiozia tipicamente Italiana

Gli emendamenti alla Legge di Stabilità 1.1702 e 1.1643, (Edoardo Fanucci – PD e Francesco Boccia – PD) già approvati dalla Commissione Bilancio della Camera, gettano pesanti ombre sul futuro del digitale in Italia.

Oltre a rischiare una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea, molti dubbi sono già stati sollevati a livello internazionale sulle enormi problematiche di questa decisione.

La norma prevede che i giganti del web, da Google ad Amazon passando per Facebook e Ebay, dovranno avere la Partita Iva italiana.

In questo modo i volumi di vendita realizzati in Italia (sia nella vendita di pubblicità che nell’e-commerce, che nel gioco on line) sarebbero anche fatturati nel nostro Paese, con il conseguente gettito, mentre oggi vengono fatturati in altri paesi con regimi fiscali agevolati, soprattutto in Irlanda.

Per quanto il problema dei paradisi fiscali di queste grandi realtà sia reale, la soluzione proposta da questi emendamenti è sbagliata. La scelta di agire a livello nazionale e non europeo rischierà di isolare l’Italia dagli altri paesi, falsando le condizioni di concorrenza a discapito di chi lavora sul web nel nostro paese.

L’American Chamber Of Commerce in Italy afferma che “L’approvazione della Web Tax frena investimenti esteri ed economia digitale in Italia […] Questa norma potrebbe esporre l’Italia ad una procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea, per possibili violazioni dei trattati e delle normative UE sui princìpi del mercato unico e della libera circolazione dei servizi. Tale provvedimento sarebbe dovuto essere condiviso a livello di Unione Europea o di altro organismo sovranazionale, come dimostrano le discussioni sul tema in corso in sede UE ed OCSE”.

Crediamo che un Paese in profonda crisi economica come l’Italia non possa prendere un’iniziativa simile che arriverà a creare profondi disagi e difficoltà a chi lavora nel digitale, settore che perderà in competitività e qualità quando potrebbe e dovrebbe essere uno dei motori principali per il rilancio della nostra economia.

Crediamo che l’Italia debba inserirsi sempre di più nel contesto del libero mercato europeo e non arroccarsi e isolarsi come troppo spesso è già accaduto. Tale isolamento frenerà gli investimenti delle più importanti aziende di informatica, comunicazione, tecnologia e commercio elettronico.

Chiediamo che che questi emendamenti vengano prima discussi in Europa e che si trovi una soluzione equa e condivisa da tutti gli Stati membri.

Petizione Online Lanciata da
Andrea Lettieri

Turin, Italy

 #NOWEBTAX

Link di approfondimento e petizione contro : 

http://www.transmediadays.com/2013/12/16/nowebtax-salvate-il-web-e-il-digitale-italiano-petizione/

Aggiungo io :
Non solo i giganti del web non potranno lavorare in Italia, ma anche i piccoli e medi fornitori di servizi (Portali, comunità etc), qualcino pensa che questi soggetti NON avranno MAI una partita Iva Italiana ?
Un piccola attività in Italia (Albergo, villaggio, agriturismo…) che vuole farsi conoscere all’estero come farà grazie a  queste ‘pensate’?
Ma chi ci governa ci vuole nel futuro o nel medioevo ?
Queste tasse (stupide) sono pensate apposta per danneggiare l’economia Italiana ?
A qualcuno non viene in mente che ne abbiamo abbastanza delle loro porcate ?

Vertice Italia-Russia: molti gli accordi firmati

(AGI) – Trieste, 26 nov. – Tre miliardi di nuove operazioni di aziende italiane con la Russia. E’ quanto annuncia la Sace, secondo cui Mosca “si conferma il primo Paese estero nel portafoglio di SACE, con 4,9 miliardi di euro di esposizione.
Un numero destinato a crescere – si legge in una nota – grazie alla significativa pipeline di operazioni in corso di valutazione concentrate soprattutto nei settori a medio-alta tecnologia che rappresentano l’eccellenza del Made in Italy: dalla meccanica strumentale al comparto aeronautico, dal chimico e petrolchimico alle infrastrutture”.  Rosneft, Rostec e Pirelli hanno siglato un ‘memorandum of understanding’ per condurre attivita’ congiunte di ricerca e sviluppo nell’area dei materiali per la produzione di pneumatici. L’accordo e’ stato sottoscritto da Igor Sechin, numero uno di Rosneft, Marco Tronchetti Provera, presidente e a.d. di Pirelli, e Sergei Chemezov, direttore generale di Rostec state corporation. “La Russia – dichiara Tronchetti – ha per Pirelli un’importanza strategica e questo accordo a tre parti dimostra il nostro crescente impegno in questo Paese. Per Pirelli rappresenta inoltre un’opportunita’ per beneficiare della grande competenza ed esperienza dei due partner russi”.  Un memorandum d’intesa per la cooperazione internazionale nel settore dell’upstream di idrocarburi e’ stato firmato dall’amministratore delegato e direttore generale di Enel, Fulvio Conti, e dal presidente del consiglio di gestione di Rosneft, Igor Sechin. Con questo accordo Enel e Rosneft, spiega una nota, intendono collaborare per individuare opportunita’ commerciali e di sviluppo comune nell’esplorazione, produzione e trasporto di idrocarburi fuori dal territorio russo. (AGI) .

L’ITALIA NON È PIÙ TRA GLI 8 GRANDI SUPERATA NEL PIL ANCHE DALLA RUSSIA

Federico Fubini per “la Repubblica”

Nel 1975, premier Aldo Moro, l’Italia entrò nel club dei grandi perché vantava la sesta economia della Terra e occupava la presidenza della Comunità europea. Quello di allora era un G6, riunito per l’occasione dal presidente francese Valéry Giscard d’Estaing nel castello di Rambouillet. Oggi l’erede in linea diretta è il G8. GABRIELE BASILICO FOTOGRAFA CATTELAN IN PIAZZA AFFARI

E quando nel 2014 l’Italia farà un altro turno di presidenza dell’Unione europea, continuerà a partecipare al G8 con una piccola differenza: per dimensioni dell’economia, non sarà più fra i primi otto.

Dopo la Cina nel 2000 e il Brasile nel 2010, quest’anno la Russia sta compiendo ufficialmente il sorpasso. L’Italia scivola al nono posto per Prodotto interno lordo (Pil), partecipe del G8 per lignaggio politico ma fuori per dimensioni del fatturato….

Tutto si sta consumando in silenzio. Il presidente russo Vladimir Putin non si fa sfuggire annunci rodomonteschi. Ma la banca dati del Fondo monetario internazionale non lascia dubbi: stimato in dollari a prezzi correnti, il Pil della Federazione russa era allineato all’Italia nel 2012 e sarà superiore di circa 50 miliardi di dollari alla fine del 2013. Sono 2.068 miliardi contro 2.117. Il Brasile è sopra a 2.190; il Canada appena sotto a 1.825 miliardi e l’India segue non distante.

In fondo non c’è quasi niente di sorprendente, nota lo storico dello sviluppo Gianni Toniolo: «Tutti i Paesi europei, uno dopo l’altro, saranno presto superati da economie emergenti con popolazioni più vaste e un livello di benessere degli abitanti più basso…

Non è difficile capire perché: le classifiche non diranno tutto, ma il Canada viaggia venti posizioni sopra all’Italia in quella dell’Ocse sul livello di istruzione degli abitanti, sessanta sopra in quella della Banca Mondiale per «facilità di fare impresa» e sessantacinque sempre sopra in quella di Transparency International sulla percezione di corruzione.

Quanto a questo, l’Italia batte la Russia in tutto, però l’economia guidata da Putin ha due volte e mezzo gli abitanti dell’Italia e beneficia del superciclo di rincari dei
prezzi delle materie prime: è il primo esportatore di gas al mondo e il secondo di petrolio dopo l’Arabia Saudita.